LA SCUOLA MATERNA AL VILLAGGIO CRESPI

Villaggio operaio Crespi / Unesco: Asilo infantile? Scuola materna? Giardino d’infanzia?

Se questa è l’evoluzione pedagogica, intriganti sono pure i numeri scanditi dal tempo: sono 143 gli anni dalla fondazione (1881); sono 135 gli anni nella medesima sede, albergati tutt’ora (1889). 

Conviene parlarne…

Luigi Cortesi

1 – FASE STORICA

La Scuola Materna di Crespi è una realtà germinata praticamente alle origini del Villaggio Operaio stesso. La fabbrica tessile, un cotonificio, fu inaugurata nel 1878: un “Asilo per Infanti” risulta già in essere con certezza dal 1881. A tale data l’asilo, nido e infantile, risultava sistemato provvisoriamente a pian terreno del primo “palazzotto” prossimo alla fabbrica. Come d’uso a quel tempo, l’asilo dei bambini aveva la funzione di una semplice custodia attenta e accurata, garantita qui dall’occhio vigile della Famiglia Crespi. La conduzione e l’adattamento alla sede venivano scandite secondo necessità pratiche del funzionamento stesso e degli ospitati.

L’edificio scolastico attuale venne costruito nel 1889 e d’allora in poi al piano rialzato del medesimo ebbe la sua sede naturale quell’asilo che era denominato Scuola dell’infanzia. Era intestata a Maria Pia Travelli Crespi, la moglie di Cristoforo Benigno, fondatore del villaggio. Secondo tradizione e documenti, lei attenzionava “con cura materna l’organizzazione che fosse come le migliori scuole di Milano”. La “Signora Pia” è ricordata tuttora al primo piano dell’edificio scolastico con un bel medaglione bronzeo d’epoca, opera di Ernesto Bazzaro.

Photo by Tim Mossholder on Unsplash

Nel 1930 la famiglia Crespi fu costretta dalle circostanze negative, provocate dalla famosa crisi congiunturale di Wall Street del 1929, a cedere villaggio e fabbrica alla Banca Commerciale Italiana. Il grande complesso crespese passò così alla concentrazione industriale B.C.V.T. subentrata ai Crespi, creata raggruppando la società Benigno Crespi con i Cotonifici Veneti e le Manifatture Toscane Riunite. Per successive vicende, fra accorpamenti necessari e distacchi improvvisi di cotonifici in crisi, la nuova ditta formatasi prese il nome di Stabilimenti Tessili Italiani (S.T.I.). Questa, da allora, coerentemente proseguì anche nella gestione dell’asilo/scuola materna, aggiornando il nome: da Scuola Materna Crespi diventava la Scuola Materna STI.Nel 1957, alla morte repentina in incidente stradale del dr. Bruno Canto, presidente della STI, la gestione della Scuola Materna, passò in carico alla locale Cooperativa di Consumo dei Lavoratori, alla quale venivano contemporaneamente affidate in management altre attività sociali del villaggio, compresa quella gestione del metano (novità al villaggio) che, erogato capillarmente, assicurava al gestore un consistente margine. L’utile, come da statuto della Cooperativa, veniva devoluto ad attività sociali, tra le quali c’era la Scuola Materna.

2 – FASE CONTEMPORANEA

Nel 1972, a causa della grave crisi del settore tessile innescata anche da quei mutamenti sociali (il cosidetto ‘68) che investì anche la STI di Michele Bagnarelli, accadde che questa ritenne di dover tassativamente rinunciare ai ruoli impropri per una fabbrica, rimettendo a chi di competenza la gestione dei servizi pubblici al villaggio (scuola elementare, cimitero, strade, dopolavoro…). Il servizio della scuola materna, non obbligatoria di legge, rischiava la scomparsa. Un gruppo scelto di genitori dei bambini frequentanti, responsabili e attenti alle sorti della Scuola Materna, con il vicario parrocchiale don Luigi Magli decisero di costituire un’entità giuridica con statuto proprio, la Associazione Scuola Materna STI, la quale ne potesse mantenere la sopravvivenza, provvedendo anche alla gestione amministrativa e operativa della Scuola stessa.[1] Questa, frattanto, da gratuita diventava onerosa, reggendosi con le rette convenzionate delle famiglie, i contributi regionali e comunali per il diritto allo studio e integrazioni extra da  benefattori volontari. La Scuola materna di Crespi, contemporaneamente vecchia e nuova, in tal modo dall’11 ottobre 1973 potè per buona sorte continuare. Quel passo fu reso efficace e operante da specifico atto notarile, quindi con tutti i crismi della pubblica legalità. Essa manteneva altresì la sede storica, il nome e gli orientamenti della precedente, riadattando necessariamente lo status e la gestione e assumendo la qualifica di Ente privato laico, per svolgere le stesse funzioni proprie dell’importante servizio.  Ai sensi dell’atto di rifondazione e dello statuto del 1973, alla guida vi è un Consiglio ove concorrono alla gestione in modo primario i consiglieri eletti dall’assemblea dai genitori dei bambini utenti, un rappresentante dell’Amministrazione comunale, il parroco personalmente e un rappresentante della comunità, insieme alla dirigente della Scuola. Il Presidente viene eletto dal Consiglio dell’ente fra i membri del medesimo. Prestavano ancora la loro opera, didattica e di servizio, tre Suore Orsoline di Maria Immacolata (conosciute come “Orsoline di Gandino”) e ciò fino all’anno scolastico 1989/1990; da allora la conduzione operativa e didattica è consegnata interamente a personale secolare.


[1] Per la menzione storica dei protagonisti, se ne trascrivono i nomi, nell’ordine stesso della elencazione in atto legale rogato dal notaio dott. Alfonso Barbato in Osio Sotto: Celora Giovanni Luigi n. 27.12.1909, Crotti Mario Albino n. 27.06.1941, Biffi Silvana Melania n. 16.08.1945, Carminati Arduino Luigi n. 12.10.1928, rev. Don Magli Giovanni Luigi n. 28.11.1909 vicario, Lorandi Carmela n. 14.07.1912, religiosa e maestra.

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